Contratti di affidamento dei lavori: committenza inadempiente

Ho diversi lavori avviati che non riesco a completare per inoperosità degli enti committenti, che non procedono all’acquisto degli scaffali da destinare all’archivio, non inviano alla Soprintendenza le opportune richieste, non trovano una data per fare l’inaugurazione, ecc. ecc. ecc.

La conseguenza di tutto ciò e l’impossibilità di concludere il lavoro e, di conseguenza, di collaudarlo ed emettere fattura.

Non sono mai previste nei miei contratti penali o comunque disposizioni che tengano conto di questo, ma solo e soltanto penali per miei ritardi o mancate consegne.

Da ora in poi sarà necessario contemplare questa situazione che si traduce in un danno economico diretto e, spesso, espone l’archivio “semi-lavorato” a grandissimi rischi.

Voi come vi siete comportati in questi casi? Sarebbe interessante confrontarci e trovare una linea per affrontare queste spiacevoli situazioni..

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Preventivi e progetti archivistici: preventivo giorni/uomo

Mi ha chiesto una collega qual è l’importo da applicare facendo un preventivo giorni/uomo per un insieme di attività da svolgersi in un archivio di deposito.

Orientativamente non dovremmo scendere sotto i € 100,00 per giorno/uomo, ovverosia per una giornata di lavoro a persona. Considerando una giornata di 7 ore sono circa € 14,00 l’ora che per un laureato è veramente molto, molto poco.

Nel fare il preventivo occorre tenere presenti anche le spese di trasferta oltre a valutare gli oneri fiscali (Iva, ritenuta d’acconto, ecc.).

Di solito si utilizza il calcolo g/u per gli interventi negli archivi di deposito – forse per la vicinanza con i lavori di facchinaggio – mentre per lo storico si tende a proporre un importo “a corpo”.

In generale dovremmo, quando la committenza ha poche risorse a disposizione, non ridurre il nostro compenso sotto queste cifre, ma pensare invece ad articolare bene il progetto, proponendo magari per alcune sezioni ben individuate un’inventariazione sommaria quando non un semplice elenco topografico.

Quello che è importante tenere presente è che, comunque, quello che si andrà a consegnare dovrà essere un lavoro COMPIUTO e coerente con il progetto iniziale.

Numerazione dei fascicoli

Concordando appieno sul fatto che il verbo ci dice che:

I fascicoli sono numerati con una numerazione riferita ad:

– anno solare di apertura del fascicolo

– indice di classificazione composto da titolo e classe

Stabilito altresì che:

nel corso dell’anno non è possibile assegnare con il medesimo indice di classificazione numeri di fascicolo già assegnati (Nadia Di Santo, Milano, Archivio di Stato, 9 luglio 2012)

Quel che ne consegue è che per ogni voce di titolario non potremo avere più fascicoli con la stessa numerazione

Ad esempio: all’interno del titolo I classe 3 ci sarà un solo ed unico fascicolo 10.

Applicando il verbo alla realtà (quindi al titolario Anai per i Comuni) troviamo che, ad esempio, per il Titolo VI Pianificazione e gestione del territorio, Classe 3. Edilizia privata, dovremmo dare un numero unico a richieste di autorizzazioni, richieste di condoni, pratiche sismiche, accertamento e repressione degli abusi.

In un comune mediamente evoluto nella gestione dei procedimenti, i fascicoli relativi a queste pratiche sono realizzati con software diversi, andando a costituire ciascuno una diversa banca dati.

Se e quando, come archivista, propongo un numero unico progressivo per tutti i fascicoli della classe 3 trovo occhi spalancati e facce incredule.

Mi sono convinta che abbiano ragione loro: probabilmente seguitare a parlare di serie archivistiche è fuorviante. Sono i repertori che ci salveranno dal caos!

Un compromesso possibile? La doppia numerazione.